Mattia Busato - Intervista

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Come dice uno dei proverbi più famosi, “non c’è due senza tre”! Dopo Viviana Bottaro e Luigi Busà, anche Mattia Busato ha ottenuto il pass per le Olimpiadi di Tokyo e si aggiunge quindi ad una squadra che, a cinque mesi e mezzo dalla spedizione, sta prendendo sempre più forma. Il campione italiano nella specialità kata ha appreso di essersi qualificato matematicamente durante la Premier League di Salisburgo dello scorso weekend: settimo posto finale per lui, ma in virtù della prematura uscita dello statunitense Torres il karateka veneziano, e castellano d’adozione, ha potuto festeggiare con due gare di anticipo. Tanta soddisfazione per lui, per l’Esercito Italiano, per la Sport Target Castelfranco (società con cui è cresciuto) e per tutta l’Italia, ora Mattia avrà tutto il tempo per presentarsi alla kermesse giapponese più in forma che mai!

  • Mattia, partiamo dalla felicità per aver ottenuto un traguardo del genere. Solo tu sai cosa si prova, vuoi provare a spiegarcelo? «Ho la pelle d'oca, per uno sportivo i giochi olimpici sono il massimo. Sono contento perchè questa soddisfazione è arrivata in un momento in cui mi sento bene, sia fisicamente che mentalmente, gara dopo gara ho la percezione di essere vicino al 100%. Andiamo lì con l'idea di raggiungere il "risultatone", non ci poniamo limiti perchè comunque ci stiamo accorgendo di come ci sia davvero tanto equilibrio: chi riuscirà a tenere la mente sgombra avrà senza dubbio un piccolo vantaggio.»
  • L’hai detto tu, stai dimostrando di essere in forma e di meritarti la posizione nel ranking. Sei dispiaciuto per non essere andato a medaglia a Salisburgo? «È un peccato, mi sentivo bene, purtroppo è andata così. Anche a Parigi ero arrivato a pochissimi centesimi dal giocarmi una medaglia e in Austria ci siamo andati ancora più vicini. Siamo comunque lì, combattiamo costantemente per il podio e stiamo mettendo benzina nel serbatoio per le prossime gare.»
  • Parliamo proprio delle prossime due tappe: Premier a Rabat e Campionato Europeo a Baku. Sensazioni? «Saranno due gare fondamentali, la mia testa è già proiettata a questi appuntamenti. Tramite la partecipazione vogliamo lasciare un'idea forte del buon karate che stiamo praticando e penso che siamo sulla buona strada. La cosa più importante sarà continuare a stare tra i big della categoria, valutando di volta in volta i miglioramenti tecnici che stiamo portando avanti assieme a tutto il team.»
  • Qualificarsi con due turni di anticipo non era affatto scontato. Senti di poter avere ancora più tranquillità per esprimerti ai massimi livelli? «Questa è una categoria difficilissima, c’è sicuramente tanto orgoglio per avere ottenuto il pass addirittura prima delle previsioni. I mesi che mi separano dalla competizione a cinque cerchi saranno molto intensi e cercheremo di prepararci nei minimi particolari, consci che ci sarà da fare un grandissimo lavoro dal punto di vista mentale. È da 27 anni che aspetto questa occasione, me la sono guadagnata e ringrazio tutte le persone che mi stanno intorno, con loro è tutto più facile. L’aiuto dell’Esercito è stato importantissimo, così come quella del club con cui sono cresciuto, della famiglia e degli amici, gareggerò per tutti loro. Ripeto che io mi sento bene, c’è l’idea di poter dare ancora di più e voglio dimostrarlo nel momento giusto: andiamo a Tokyo per stupire.»
  • Con che aspirazioni arriva l’Italia del karate a questo evento? «Siamo una Nazionale molto forte e invidiata in tutto il mondo, in ognuna delle categorie possiamo ottenere ottimi risultati. Al momento siamo qualificati in tre, mancano altre due gare prima della chiusura dell’olympic standing e poi ci sarà il preolimpico di Parigi: il livello della nostra squadra è veramente alto, penso che alla fine partiremo con una rosa quasi completa.»
  • Siete tutti grandi atleti e amici. L’affiatamento potrà essere un fattore per portare a casa dal Giappone qualcosa di buono? «Abbiamo fatto un percorso lunghissimo insieme, quasi due anni di gare per la qualifica olimpica non sono cosa da poco. Con alcuni dei miei compagni condivido questo percorso in Nazionale dal lontano 2009, vale a dire più di 10 anni, quindi è innegabile che il rapporto sia ottimo. Siamo tutti molto legati ed è una forza della nostra squadra, ognuno fa costantemente il tifo per chi gareggia e diamo tutto per i colori che indossiamo.»

Non ci resta che farti un grandissimo in bocca al lupo, Mattia. Siamo certi che saprai come portare alto il nome dell’Italia. «È l’occasione della vita, rappresentare il mio Paese è un orgoglio. Viva il lupo e FORZA ITALIA!»